Facebook e il buon giornalismo

Facebook è sempre più sotto attacco per aver permesso la diffusione di notizie false che, proprio grazie a questo social media, hanno conosciuto un’enorme diffusione.
Si tratta di un fenomeno costante, giornaliero, che desta grosse preoccupazioni.

Mark Zuckerberg ha da sempre ribadito la natura di Facebook come piattaforma neutrale che non deve dire alla gente quale articoli leggere né, tantomeno, cosa pensare.
Tuttavia, negli ultimi mesi, ha dovuto ammettere una qualche responsabilità, considerati i suoi 1,8 miliardi di utenti mensili. Un sondaggio condotto da Pew Research l’anno scorso, ha stabilito che circa il 44% degli americani ricava almeno qualche notizia da Facebook invece che dai media tradizionali, dimostrando ancora una volta la necessità d’interventi.

Per gestire questo difficile equilibrio tra neutralità e affidabilità, Zuckerberg si sta muovendo contemporaneamente su due fronti: da una parte Facebook sta finanziando corsi di “alfabetizzazione delle notizie” attraverso enti no profit in grado di dare agli utenti gli strumenti per comprendere le notizie, e per verificarne la loro attendibilità attraverso la comparazione delle fonti; dall’altra, sta intensificando la partnership con gli editori tradizionali di notizie per aumentarne lo spazio e la visibilità sul social.

Quello tra gli editori e Facebook è sempre stato un rapporto conflittuale: da una parte la piattaforma di Zuckerberg rappresenta un bacino enorme di potenziali lettori, dall’altra il suo dominio per quanto riguarda l’advertising on-line, rappresenta una grossa minaccia ai ricavi degli editori e dei loro inserzionisti.

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Ultimamente si sta cercando di ridisegnare questo rapporto: il tabloid tedesco Bild sta, ad esempio, sperimentando nuovi abbonamenti on line (con un primo periodo di prova gratuito), studiati per la specifica fruizione sul social: notizie istantanee, articoli veloci da visualizzare sulla App mobile di Facebook, maggiore e più facile accesso alle notizie locali.
Si sta valutando inoltre la possibilità di aumentarne i contenuti di video news, con interruzioni pubblicitarie di cui poi spartirsi i proventi.

La difficoltà maggiore per Zuckerberg starà nel garantire ai suoi utenti sempre maggiore tutela, senza però mai interferire nella loro autonomia e nella loro libertà: nessuna intromissione (nemmeno un sospetto d’intromissione) gli sarebbe perdonata.

Simona Gangi
Copy writer

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